TENDENZE E PERPLESSITÀ - Rubinacci
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TENDENZE E PERPLESSITÀ

TENDENZE E PERPLESSITÀ

Salone del mobile 2019

Chiuso il sipario di una concitata settimana bisogna dire che, a parte la bulimia degli eventi, la Milano Design Week 2019 ha mantenuto le promesse e rimane la kermesse che orienta ed energizza la produzione e la progettualità internazionale. La vetrina milanese ha mostrato le tendenze più innovative, ma anche i segni di un linguaggio espressivo su cui pesa la forza dei mercati asiatici e arabi. Per la verità sia le prime (con il definitivo superamento del minimalismo asfissiante degli anni scorsi), sia la “deriva luxury” che anima molte aziende della fascia alta, erano intraviste e previste da tempo, ma quest’anno la transizione è pienamente manifestata.

I segni del tempo si colgono in almeno 3 punti ricorrenti.

Il primo segno si riscontra nella forza delle nuove tessiture che caratterizzano pannelli e pareti, unite all’uso disinvolto del colore, spesso in finitura brillante. La tendenza ad usare pattern complessi e cromie decise non si vedeva da tempo perché le superfici erano sottomesse alle imitazioni naturalistiche e al “tortora” imperante. Il ritorno atteso e significativo delle moquette e dei parquet di legno si inserisce in questo filone e, come nel caso di Listone Giordano, i risultati sono buoni quando si coniuga sforzo tecnico e slancio inventivo.

Il secondo elemento di novità più volte osservato è il costante riferimento ai mercati mondiali più ricchi con produzioni fondate su materiali nobili e lavorazioni molto costose, spesso disponibili a declinarsi in forniture specifiche per non dire uniche. Una inclinazione che registra il dato di fondo dell’arredo made in Italy che per i 3/4 si rivolge a una clientela emergente fuori dall’Europa, ma che problematicamente potrebbe lasciare senza risposta il pubblico, borghese e colto, che ne ha accompagnato la fortuna per mezzo secolo.

Infine un accenno alle proposte nel campo dell’illuminazione che sono forse la combinazione più riuscita di tecnologia, espressività e sostenibilità ambientale e che trovano il paradigma comunicativo nelle produzioni di Flos, Luceplan e Artemide viste in Corso Monforte e in Fiera. Un esempio edificante di asciutta espressività che coniuga vette di tecnologia con delicata poesia. 

Probabilmente una metodologia imprenditoriale che mette insieme le esigenze del business con la cultura del progetto, due cose che a Milano sono splendidamente unite e che altrove sono difficilmente imitabili.

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